Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la navigazione. Utilizzando il sito si intende accettata la Cookie Policy

  • DSCN9553.JPG
  • DSCN9522.JPG
  • IMG_0282.jpg
  • DSCN9609.JPG
  • IMG_0261.jpg
  • DSCN9468.JPG
  • IMG_0259.jpg
  • DSCN9602.JPG
  • DSCN9583.JPG
  • IMG_0274.jpg
  • IMG_0263.jpg
  • IMG_0289.jpg
  • IMG_0308.jpg
  • DSCN9557.JPG
  • IMG_0284.jpg
  • DSCN9559.JPG
  • IMG_0288.jpg
  • DSCN9484.JPG
  • IMG_0313.jpg
  • IMG_0256.jpg
   
joomla social media module
   
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
   
   
   

Cari amici

Con questo nuovo anno il CIRCUITO DEI ROVING entra in una pausa di riflessione fino a quando non tornerà un po di serenità nel nostro ambiente.
Il numero di eventi è drasticamente sceso, dai 25 degli anni d’oro, a 2 e non ha più senso parlare di “circuito”.

Quando ideai questa iniziativa nel 1996 (e disegnai per questa il fatidico logo con la R al centro della diatriba) volevo aumentare le occasioni di incontro tra gli amanti di questo tipo di gioco. Volevo si organizzassero, in tutta Italia, diverse manifestazioni ispirate al ROVING originario di Giusi Pesenti, il tutto con la massima libertà, senza burocrazie e con le minime complicazioni possibili, aperto a chiunque amasse questo modo di tirare, con il solo obbligo di rispettare le regole inventate da Giusi per questa gara.
Giusi fu da subito entusiasta di questa mia iniziativa e mi appoggiò in ogni modo fino a che la salute glielo permise: le riunioni annuali degli organizzatori si tenevano in casa sua, le medaglie d’argento con la mia R cerchiata, realizzate da un orafo locale, erano finanziate da lui e il SUO Roving originario era la sede delle premiazioni del mio nuovo “campionato”.

In questi 24 anni, con l’aiuto di Claudio Castelli che, in maniera del tutto gratuita, mi ha sempre assistito occupandosi di tutta la parte “digitale” e non solo (ricavandoci solamente una “scomunica” dalla FIARC che lo ha catalogato come “indesiderato”) abbiamo coordinato centinaia di Roving in tutta Italia e, credo, fatto divertire sia partecipanti che organizzatori.

Ci tengo ancora a specificare che la mia iniziativa del CIRCUITO ROVING e IL ROVING non sono la stessa cosa. Il famoso logo con la R cerchiata l'ho disegnato io, nel 1996, come simbolo del CIRCUITO ROVING e non come “marchio” Roving. Il Roving esisteva già da 38 anni quando disegnai il logo e non ne aveva mai avuto bisogno.
Riguardo alla “guerra” legale che si è scatenata sulla registrazione di questo logo vorrei solo dire che non ho mai pensato di registrarlo per il semplice fatto che non lo ho mai considerato una cosa “rubabile” in quanto è la bandiera di un “gioco” e non di qualcosa di commerciale. La stessa cosa credo la pensi chiunque abbia disegnato il logo del proprio gruppo sportivo…

Per quanto concerne i rapporti tra la FIARC e il ROVING, questi iniziarono quando il direttivo Fiarc chiese a Giusi di poter copiare il regolamento del Roving nel 1984 chiamando quella gara PERCORSO. Questa all’inizio era esattamente con il Roving ma poi cambiò lentamente le sue regole negli anni e, dato che non aveva lo stesso nome, nessuno ebbe nulla da ridire.

Io ero entusiasta della FIARC e di tutte le sue iniziative allora e facevo parte del direttivo ma Giusi arricciava sempre il naso (proprio in senso reale...) quando parlavo di FIARC e diceva “NOI ANDIAMO AVANTI PER LA NOSTRA STRADA LORO LASCIAMOLI ANDARE PER LA LORO…” Sono sicuro che ora avrà un sorriso amaro vedendone i risultati…
Devo specificare che sia il Roving originario che il mio Circuito non riconosce compagnie né federazioni ma solo persone e città di origine perché, come diceva Giusi (che ne aveva viste parecchie essendo nato nel 1925), le federazioni e le società sportive cambiano spesso…

Nel 2011 il Direttivo FIARC mi convoca per concordare una sponsorizzazione e un patrocinio alla mia iniziativa del CIRCUITO DEI ROVING che prevede il versamento di 500€ (iva inclusa) per l’acquisto di archi da mettere in palio alla premiazione finale, chiedendo la presenza del suo logo negli inviti e nei totem dei Roving aderenti al circuito. Contestualmente registra il mio logo, a mia insaputa, ma quando lo venni a sapere non mi sembrò mai una cosa grave.

Tutto andò liscio fino a che non nacque la nuova iniziativa di Arcieri Confederati e anche dei suoi soci organizzarono dei Roving. Qui scoppiarono scomuniche a chi li aiutava, interruzione della sponsorizzazione al mio Circuito e minacce degli avvocati sull’uso del mio logo.

Ora, credo che molti come me, da questo gioco abbiano preso il meglio e, quando si trasforma in una “rogna per litigare” preferiscano giocare altrove, altri invece sembra proprio che comincino a divertirsi quando c’è da litigare. forse è perché nella vita non hanno avuto altro… Sicuramente sono solidale con chi preferisce lasciar perdere e li capisco anche se, come ogni bambino sa bene, è sempre più facile romperli i giochi che costruirli.

Ora il direttivo FIARC ha fatto richiesta di registrazione anche del nome ROVING (forse perché si è accorta che il mio logo non era poi così importante) e questa la ritengo una vera offesa alla memoria di Giusi Pesenti e di quello che ha rappresentato per il Tiro Istintivo in Italia. C’è un anno per fare la opposizione a questo “sopruso” e lo farò anche se mi costasse una scomunica.

Vorrei anche cercare di abbassare i toni di queste polemiche che non fanno niente di bene al nostro sport in generale.
Non è la FIARC o altre associazione ad essere “cattive o sbagliate”, spesso sono le iniziative di pochissime persone che avviano le guerre e poi ce ne si dimentica appena queste persone si stancano del loro modo di giocare.
Vi chiedo di accettare questa pausa ritrovandoci nei pochi Roving rimasti. Da parte mia non farò fare le medagliette per la premiazione finale (che cominciavano a diventare un po care e di questi tempi sono contento del risparmio) e sciolgo la mia sponsorizzazione ai Roving del Circuito con relativo mio logo personale da apporre.

Sperando si possa presto tornare a giocare serenamente tutti assieme concludo con le parole di una canzone di Guccini che mi piaceva molto da giovane:

non scampa, fra chi veste da parata, chi veste una risata...
O forse non è qui il problema
e ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi
e ognuno costruisce il suo sistema
di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali,
scordando che poi infine tutti avremo
due metri di terreno...

Filippo Donadoni

P.S.
Dato che mi è venuto il dubbio, ho fatto una piccola ricerca sul significato della parola "SPORTIVO" per ripassarlo... Ecco un sunto di quanto trovato:

Corretto, leale e rispettoso dell’avversario, quindi conforme allo spirito del vero sport e di chi lo pratica disinteressatamente: giocare, battersi, gareggiare in modo s.; avere un contegno s.; saper vincere e perdere con s. serenità; come sost.: nell’atletica ci sono ancora degli sportivi all’antica; ha accettato la sconfitta da vero sportivo. ◆ Avv. sportivaménte, in modo sportivo, adatto alla pratica degli sport: vestire sportivamente; con spirito sportivo, quindi con correttezza e lealtà: battersi, giocare sportivamente, oppure poco sportivamente; talora, con animo distaccato, con una certa indifferenza: non ha vinto il concorso, ma l’ha presa sportivamente.

SPIRITO SPORTIVO – Il lato educativo, formativo e sociale dello sport si mostra in tutta la sua forza soltanto quando il fair play viene posto al centro dell’attenzione di tutti, praticanti e non, mentre lo sport perde questo ruolo se (o quando) il fair play viene considerato solamente un concetto marginale. Al Fair Play deve essere dunque attribuita la massima priorità da parte di coloro che, direttamente o indirettamente, favoriscono e promuovono esperienze sportive. In definitiva il fair play è lo spirito sportivo, ed è ciò che deve distinguere lo sport da altre forme di interazione e convivenza sociale. 
Tanto che nel 1975 il C.I.F.P. (Comitato Internazionale Fair Play) ha pubblicato “La Carta del Fair Play”, un decalogo di comportamenti che manifestano Fair Play. Eccoli:
-Fare di ogni incontro sportivo, indipendentemente dalla posta e dalla importanza della competizione, un momento privilegiato, una specie di festa;
-conformarmi alle regole e allo spirito dello sport praticato;
-rispettare i miei avversari come me stesso;
-accettare le decisioni degli arbitri o dei giudici sportivi, sapendo che, come me, hanno diritto all’errore, ma fanno tutto il possibile per non commetterlo;
-evitare le cattiverie e le aggressioni nei miei atti, e mie parole o miei scritti;
-non usare artifici o inganni per ottenere il successo;
-rimanere degno della vittoria, così come nella sconfitta;
-aiutare chiunque con la mia presenza, la mia esperienza e la mia comprensione;
-portare aiuto a ogni sportivo ferito o la cui vita sia in pericolo;
-essere un vero ambasciatore dello sport, aiutando a far rispettare intorno a me i principi suddetti.

1. Fair play, il modo vincente.
“Fair play, il modo vincente (chi gioca lealmente è sempre vincitore)”: così inizia e si conclude il Codice di Etica Sportiva del Consiglio d’Europa, adottato a Rodi il 13-15 maggio 1992 dai Ministri europei responsabili per lo Sport.

2. La lealtà sportiva: nozione.
Il principio di lealtà sportiva, per sua stessa natura, non può avere una vera e propria definizione; non può essere coartato attribuendovi un contenuto preciso, definitorio e, dunque per ciò stesso, limitativo.
Il principio di lealtà sportiva esprime e riassume in sé lo spirito sportivo[7] e le finalità dello sport[8]. “Fair play significa molto più che giocare nel rispetto delle regole. Esso incorpora i concetti di amicizia, di rispetto degli altri e di spirito sportivo. Il fair play è un modo di pensare, non solo un modo di comportarsi. Esso comprende la lotta contro l’imbroglio, contro le astuzie al limite della regola, la lotta al doping, alla violenza (sia fisica che verbale), allo sfruttamento, alla disuguaglianza delle opportunità, alla commercializzazione eccessiva e alla corruzione”[9].
Esso, quindi, sotto un primo profilo, qualifica l’attività sportiva: costituendo l’essenza dello sport, deve ritenersi che una pratica o un comportamento possano qualificarsi sportivi solo se sono informati al principio di lealtà[10] . Da ciò consegue, a contrario, che la pratica o il comportamento “sleali” si pongono fuori dello spirito sportivo e non possono rientrare nell’attività sportiva, potendo essere ricompresi solo nell’attività di diritto comune[11].       

Lo SPORT offre l’opportunità di acquisire capacità, di dimostrare abilità, di interagire socialmente e di raggiungere un buono stato di salute divertendosi: è un’occasione di partecipazione ma anche di assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti che vi operano.
l’allenatore deve essere imparziale e favorire un sereno clima di squadra e aggregazione, ricordandosi che non esistono solo campioni; deve insegnare l’importanza dei principali valori come la lealtà, l’onesta, l’umiltà e la “sana” competizione.

Il concetto di fair play (“gioco corretto”) è una serie di norme dettate da un codice di comportamento che mette al primo posto il rispetto di sé stessi, degli altri e delle regole. E la lealtà, oltre a essere un valore, è anche un dovere sportivo.

LEALTÁ – In particolare il punto 6 dei Principi fondamentali della Carta olimpica, statuto dell’ordinamento sportivo internazionale, recita testualmente: “Le società e le associazioni sportive sono soggetti dell’ordinamento sportivo e devono esercitare con lealtà sportiva le loro attività, osservando i principi, le norme e le consuetudini sportive, nonché salvaguardando la funzione popolare, educativa, sociale e culturale dello sport”. Il Fair play, o lealtà sportiva, è quindi un valore spirituale che consente di individuare i connotati benefici dello sport ed il suo rispetto è ciò che attribuisce un alto riconoscimento sociale e morale allo stesso movimento sportivo, partendo dai dirigenti e coinvolgendo gli atleti, in particolare quelli che praticano l’attività sportiva ai più alti livelli, che devono rappresentare per molti giovani dei modelli di riferimento ed hanno dunque una grande responsabilità nei loro confronti. Loro per primi devono fornire sani modelli comportamentali e metterli in pratica durante lo svolgimento dell’attività sportiva.

   
© Claudio Castelli